Patti: le parole del Vescovo Guglielmo durante la Messa celebrata stamane al Cimitero; guarda le FOTO
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Scritto da Giancarlo D'Amico   
Giovedì 02 Novembre 2017 12:45
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In occasione della giornata dedicata alla Commemorazione dei Defunti, stamane alle 10, il vescovo di Patti, monsignor Guglielmo Giombanco, per la prima volta da quando è Pastore della nostra Chiesa diocesana, ha presieduto la Santa Messa presso il monumento ai caduti del cimitero di Patti; hanno concelebrato: don Enzo Smriglio, parroco della Cattedrale, don Angelo Costanzo, parroco di san Nicolò di Bari e don Dino Lanza, parroco di santa Febronia in Case Nuove Russo; presente anche don Giuseppe Di Martino, parroco del Sacro Cuore e di San Michele, per ascoltare le confessioni. Hanno prestato il servizio liturgico due ministranti della parrocchia Sacro Cuore di Patti, guidati dal seminarista Antonio Lo Presti.

La prima lettura, tratta dal libro di Giobbe (19, 1.23-27), ed il salmo responsoriale 26 sono stati proclamati dal seminarista Giuseppe Lombardo, la seconda lettura, tratta dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (5, 5-11) è stata proclamata dalla signora Rosa Ventura; il Vangelo di Giovanni (6, 37-40) è stato proclamato da don Enzo Smriglio e le intenzioni della preghiera dei fedeli sono state proposte dalla signora Alba Costanzo; all'organo Antonio Orlando. Prima della benedizione, il Vescovo Guglielmo ha recitato una preghiera in suffragio di tutti i defunti ed ha asperso con l'acqua benedetta e incensato le tombe. Erano presenti anche le autorità civili e militari della nostra città. Di seguito pubblichiamo l'omelia (da registrazione magnetica), tenuta dal Vescovo Guglielmo dopo la proclamazione del Vangelo: 

 

Fratelli e sorelle, la tradizione cristiana questa mattina invita tutti noi a soffermarci un attimo e, al tempo stesso, ci esorta a contemplare nella fede i nostri cari che ci hanno preceduto ed ora dormono il sonno della pace, illuminati dalla luce della Risurrezione. Visitare le tombe dove riposano i corpi senza vita dei nostri fratelli, parenti, amici, benefattori, non significa contemplare la fine di un'esistenza terrena ma, in queste tombe, fredde da gelidi marmi, dobbiamo, in verità, riconoscere la pietra ribaltata dinanzi al sepolcro di Cristo. Anche là ogni gesto, ogni parola, ogni azione sembrava che non avesse senso eppure acquista pienezza di significato perché per il cristiano, che testimonia la fede nel Cristo risorto, la morte non è l'ultima parola ma l'ultima parola è la vita che non tramonta; perciò dobbiamo pensare i nostri cari viventi in Cristo risorto; loro vivono nella comunione con Lui perché il Padre, che li ha chiamati alla vita come ha chiamato anche noi, ha donato loro, come anche a noi, il dono della fede, per dare un senso alla vita e li ha destinati alla pienezza della vita, ad una vita che non avrà mai fine. Spesso nel linguaggio comune o nei modelli culturali che il mondo ci propone opponiamo la morte alla vita come se fossero due opposti; in verità, sia la morte che la vita, sono due tappe di un'unica esistenza, due tappe che segnano il cammino umano e, al tempo stesso, eterno, di ogni credente. La morte non è il tramonto dell'esistenza, ma è l'aurora di una vita nuova; l'uomo nasce per vivere, vive per chiudere la sua esistenza con la morte ed inoltrarsi nella pienezza della vita, nella comunione con Dio. Perciò guardando e contemplando le tombe dei nostri cari non solo facciamo memoria grata, non solo ripensiamo alla vita terrena che noi abbiamo vissuto insieme a loro ed anche avvertiamo qualche rammarico per il bene che avremmo potuto fare nei loro confronti e non l'abbiamo fatto ma è anche un momento - oltre ad essere di gratitudine - di rammarico, di purificazione della memoria. Pensando ai nostri cari, anche a qualche ferita che loro ci hanno procurato durante la vita, purificare la memoria per ricordarli in una vita bella, in una vita di luce, in una vita di pienezza di senso. Ricordare significa rinnovare nel cuore e la memoria è la gratitudine del cuore. Questa mattina noi ci troviamo raccolti in preghiera per esprimere una memoria orante, per ricordare nel cuore i nostri cari, per ricordarli nell'affetto, nella vita che abbiamo vissuto con loro ma, soprattutto, ricordarli e pensarli in Cristo Risorto in cui tutti vivono nella comunione dei santi. Mentre preghiamo per i nostri cari defunti, anche noi avvertiamo la speranza che i nostri cari non muoiono mai ma vivono in Cristo, che i nostri cari continuano ad essere ugualmente presenti in maniera reale, seppur diversa da quando lo erano con la loro presenza fisica, perché il loro ricordo rimane vivo nei nostri cuori, nella nostra preghiera e, soprattutto, nell'unità della fede in Cristo risorto. La nostra preghiera sia di aiuto a tutti i nostri cari defunti perché possano veramente prendere parte alla gioia del Signore e si possa attuare per loro quella frase che Gesù rivolge nel Vangelo: “Prendi parte, servo buono e fedele, alla gioia del tuo Signore”; pensiamoli così, ricordiamoli così, viventi in Cristo e della loro vita in Cristo che, nella comunione di fede, si unisce alla nostra.




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