Patti: L’ex comandante della Polizia Municipale condannato per il reato di diffamazione, assolto dall’accusa di minacce
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Scritto da Nicola Arrigo   
Giovedì 23 Novembre 2017 18:19
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L’ex comandante della Polizia Municipale di Patti Castrense Ganci (nella foto) è stato condannato, dal Giudice di Pace di Patti, Giulia Saitta, a 2000 euro di multa per il reato di diffamazione nei confronti di Maria Rita Lo Vercio, Graziella Giordano e Francesco Pettina, già assistenti della stessa Polizia Municipale, costituitisi parte civile con l’assistenza degli avvocati Luigi Gullo e Tino Giusto. Ganci, difeso dall’avvocato Carmelo Occhiuto, che ha anticipato il ricorso in appello, nel quale sarà chiesta l’assoluzione, è stato, invece, assolto dall’accusa di minacce perché il fatto non sussiste. Il Pubblico Ministero aveva chiesto la condanna per entrambi i capi di imputazione. I fatti, avvenuti nei locali del comando della Polizia Municipale di via Cattaneo, risalgono all’1 luglio 2014, quando, stando alla denuncia dei tre assistenti, nel corso di una riunione operativa, Ganci avrebbe proferito frasi offensive nei confronti di Lo Vercio Giordano e Pettina, rivolgendo anche minacce all’indirizzo della Giordano. I capi di imputazione – appunto diffamazione e minacce - vennero formalizzati dai Sostituti Procuratori della Repubblica di Patti, Rosanna Casabona e Maria Milia, in due processi. In uno parte offesa era solo Graziella Giordano, per diffamazione e minacce, nell’ altro parti offese – solo per diffamazione - erano Maria Rita Lo Vercio e Francesco Pettina. In seguito i due processi furono unificati. La vicenda destò molto scalpore in città, con ripercussioni politiche e accesi dibattiti in consiglio comunale. Successivamente Giordano, Lo Vercio e Pettina furono trasferiti ad altri uffici comunali. Avverso tale decisione, Lo Vercio, Giordano e Pettina hanno proposto ricorso davanti al Tribunale del Lavoro, per l’illegittimità dei provvedimenti adottati dal comune con cui si era proceduto alla revoca della qualità di agenti di Polizia Municipale e al trasferimento in altro settore, chiedendo, al contempo, il reintegro nella citata qualità. Lo stesso comandante Ganci avrebbe trasmesso al sindaco Mauro Aquino una relazione in proposito da cui, secondo i ricorrenti, sarebbe scaturito il provvedimento di revoca dell’incarico di vigile urbano anche se nell’ordinanza si precisava che il provvedimento nasce dalla necessità di un riordino generale degli uffici comunali.

Ganci, che ha sempre respinto le accuse è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e al risarcimento dei danni da liquidarsi in separata sede nei confronti delle tre parti civili.

 




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