Domenica 4 Marzo: votare da cristiani!
Stampa
Scritto da Giancarlo D'Amico   
Mercoledì 28 Febbraio 2018 10:30
Visite articolo: 909 volte

Domenica 4 Marzo saremo  chiamati a votare per le elezioni politiche; saremo chiamati a vedere il buono che c’è intorno a noi. Ognuno conosce almeno una persona seriamente impegnata in  politica,  in un piccolo comune oppure in una istituzione nazionale, che si spende con passione e competenza per il bene comune. Ammiriamo chi porta avanti le proprie idee con coerenza e credibilità, considerato il fatto che la via della democrazia se, da una parte, esprime al meglio la partecipazione diretta dei cittadini alle scelte politiche, dall’altra si rende possibile solo nella misura in cui trova alla sua base una retta concezione della persona. La struttura democratica su cui uno Stato moderno intende costruirsi sarebbe alquanto fragile se non ponesse come suo fondamento la centralità della persona; è il rispetto della persona, peraltro, a rendere possibile la partecipazione democratica. La coscienza cristiana ben formata non permette a nessuno di favorire con il proprio voto l’attuazione di un programma politico o di una singola legge in cui i contenuti fondamentali della fede e della morale siano sovvertiti dalla presentazione di proposte alternative o contrarie a tali contenuti. Quando l’azione politica viene a confrontarsi con principi morali che non ammettono deroghe, eccezioni o compromesso alcuno, allora l’impegno dei cattolici si fa più evidente e carico di responsabilità. Dinanzi a queste esigenze etiche fondamentali e irrinunciabili, infatti, i credenti devono sapere che è in gioco l’essenza dell’ordine morale, che riguarda il bene integrale della persona. È questo il caso delle leggi civili in materia di aborto e di eutanasia (da non confondersi con la rinuncia all’accanimento terapeutico, la quale è, anche moralmente, legittima), che devono tutelare il diritto primario alla vita a partire dal suo concepimento fino al suo termine naturale. Analogamente, devono essere salvaguardate la tutela e la promozione della famiglia, fondata sul matrimonio monogamico tra persone di sesso diverso e protetta nella sua unità e stabilità, a fronte delle moderne leggi sul divorzio: ad essa non possono essere giuridicamente equiparate in alcun modo altre forme di convivenza, né queste possono ricevere in quanto tali un riconoscimento legale. Così pure la garanzia della libertà di educazione ai genitori per i propri figli è un diritto inalienabile, riconosciuto tra l’altro nelle Dichiarazioni internazionali dei diritti umani. Alla stessa stregua, si deve pensare alla tutela sociale dei minori e alla liberazione delle vittime dalle moderne forme di schiavitù (si pensi ad esempio, alla droga e allo sfruttamento della prostituzione). Non può essere esente da questo elenco il diritto alla libertà religiosa e lo sviluppo per un’economia che sia al servizio della persona e del bene comune, nel rispetto della giustizia sociale, del principio di solidarietà umana e di quello di sussidiarietà, secondo il quale «i diritti delle persone, delle famiglie e dei gruppi, e il loro esercizio devono essere riconosciuti». “Preghiamo il Signore che ci regali più politici che abbiano davvero a cuore la società, il popolo, la vita dei poveri! È indispensabile che i governanti e il potere finanziario alzino lo sguardo e amplino le loro prospettive, che facciano in modo che ci sia un lavoro degno, istruzione e assistenza sanitaria per tutti i cittadini. E perché non ricorrere a Dio affinché ispiri i loro piani? Sono convinto che a partire da un’apertura alla trascendenza potrebbe formarsi una nuova mentalità politica ed economica che aiuterebbe a superare la dicotomia assoluta tra l’economia e il bene comune sociale”. Come non essere d’accordo con le parole di Papa Francesco contenute al n. 205 della sua esortazione apostolica “La gioia del Vangelo”. Quanto bisogno abbiamo a tutti i livelli, dall’amministrazione delle nostre città al governo delle regioni, dal Parlamento italiano a quello europeo, di giovani-adulti competenti, animati da autentico spirito di servizio e desiderosi di spendersi per il bene di tutti e specialmente di chi è debole e impoverito. Spesso davanti a noi vi sono uomini arroganti, che trattano con indifferenza e superficialità i cittadini. Fanno peggio alcuni rappresentanti delle istituzioni che continuano solo a “prendere”,  sfruttando il loro incarico amministrativo e politico,  per sprecare denaro pubblico o per arricchirsi. Giorgio La Pira, siciliano e sindaco di Firenze, affermava che la politica era l’attività spirituale più alta dopo quella dell’intima unione con Dio. Che il Buon Dio ci doni davvero, con le elezioni del 4 Marzo, donne e uomini che si impegnino a costruire il bene comune, la giustizia sociale, l’affermazione e la pratica efficace dei diritti e dei doveri per la crescita umana e spirituale di tutti.




 166 visitatori online
Articoli più visti