Patti: una dolorosa notizia che ha scosso la nostra comunità; "Scusaci, Signore, per non aver capito"...
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Scritto da Giancarlo D'Amico   
Martedì 21 Maggio 2019 20:32
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La giornata di sole, dopo giorni di maltempo, è stata offuscata oggi da una tristissima notizia che ha lasciato senza parole la nostra Patti: l'aver appreso che un ragazzo, di soli quindici anni, ha deciso di farla finita con la vita e come un pugno nello stomaco che ti fa mancare il respiro per alcuni minuti. Per tutta la giornata il mio pensiero è corso a M., questo “povero” ragazzo, che, sulla sua strada, non è riuscito ad incontrare nessuno che gli tendesse la mano e gli chiedesse: che cosa hai? Pensavo a quanta sofferenza M. aveva dentro, tanta da non riuscire ad affrontare i disagi ed i malesseri che costellano le esistenze degli adolescenti dei tempi odierni. Solo un istante o poco più per dare un calcio alla vita. Chissà quanto tempo, invece, per arrivare a quel terribile faccia a faccia, pensare e ripensare a come e quando chiudere la partita mentre il tarlo di quel gesto estremo mangiava la freschezza e la voglia di vivere di un ragazzo di appena 15 anni. Questa morte ci interpella, lo scrivevo qualche tempo fa dopo il suicidio di un giovane trentenne: dovremo imparare con umiltà ad amare bene, a guardare oltre alla corazza. Scusaci, Signore, per non aver capito. Diciamo comunque grazie per la vita di questo ragazzo. Sono convinto che il Signore ha preso nel tuo ultimo istante la tua anima, caro M., per amarti e consolarti. Il Signore ti ha aperto le porte del paradiso, te lo ha offerto nonostante questo tuo gesto che noi non siamo riusciti e non riusciamo a capire. Dio non giudica, non condanna, ama; Dio non respinge, ma accoglie nelle sue braccia tutti i suoi figli. In un momento come questo, davanti ad un fatto grave e violento l’unica via è il silenzio, la preghiera. Nessuno di noi ha il diritto di giudicare. Chi può conoscere cosa avviene in un’anima angosciata? Nessuno. È il mistero dell’uomo di fronte alla morte che solo Dio conosce. L’unica cosa certa è che Dio non ci abbandona perché Lui è amore. Cosa ci insegna ancora la morte di M.? Che ci dobbiamo guardare di più nel volto, essere più attenti gli uni agli altri. La tragica morte di M. è avvenuta nel tempo di Pasqua; credere in Cristo risorto significa assumere con consapevolezza tre precisi impegni:

1) Ai ragazzi, ai compagni, agli amici di M., agli adolescenti, ai giovani tutti: parlate di voi e dei vostri problemi; parlare vuol dire consegnarsi. Consegnarsi vuol dire farsi volere bene così come si è, almeno da qualcuno. Questo è il vero modo per crescere: farsi vedere almeno da qualcuno come si è veramente….è faticoso, a volte imbarazzante…ma solo cosi diventiamo “buona notizia” per gli altri… Ricordate che voi non siete i vostri sbagli; voi siete molto di più: siete le vostre cose belle, le vostre preziosità…ciò che rende unica la vostra vita… questo pensiero vi stia fisso nella mente e vi faccia rifiorire ogni giorno. Preparatevi alle amarezze della vita; ai NO, alle difficoltà, ai dispiaceri che sempre accompagnano il nostro vivere. Alziamo invece lo sguardo, agli ideali più belli. Coltiviamo i SOGNI, i valori, il cuore che tende alle vette. Quelle vette che ti conquistano, prima ancora che tu le conquisti! Oltre i nostri telefonini, che ci imprigionano. Per gustare un fiore, un tramonto, il cielo azzurro di oggi. Senza mai dimenticare che c’è sempre qualcuno che ha bisogno di te, nel volontariato, nel dono del proprio tempo ai più poveri!


2) Agli adulti, agli insegnanti, ai sacerdoti, ai catechisti: accompagniamo i nostri ragazzi. Accompagnare è l’arte dell’adulto. Non per sostituirsi a loro. Non per compiangerli come “poverini”, ma per renderli forti, capaci di camminare con le loro gambe! Pronti alla sfida della vita. Vicini, ma anche rispettosi. Solidali, ma per farli liberi; non dipendenti da noi. Pronti! Con spazi diversi tra le diverse agenzie educative, famiglia, scuola, comunità ecclesiale, facendo capire sempre: “Io ci sono, sono qui! Non avere paura. Non temere!”.

3) Alla nostra comunità pattese. Tutti infatti, oggi, piangiamo questo figlio. Ed una città che perde i suoi ragazzi rischia di diventare uno stagno, dove le cose non si muovono più verso la vita nella loro fioritura. Costruiamo con i giovani luoghi di speranza, ravviviamo le comunità parrocchiali, creiamo spazi di ascolto, creiamo luoghi di vita e non di disperazione, dove si consuma la vita ma non la si gusta. Sentano i nostri ragazzi che per la città sono preziosi. Unici. Vitali. Perché c’è bisogno di parole di amore, ma di vivere con amore, ad iniziare dalla famiglia.

C’è una preghiera di San Vincenzo de’ Paoli che dice “O Signore fa’ che passando accanto agli altri mi preoccupi dei problemi che hanno”. Meno amicizie virtuali e più amicizie vere, meno tecnologia e più volti. Più amore verso quelli che manifestano segni di disagio! Questo deve essere l’impegno di tutti e il modo migliore per onorare la memoria del caro M. che, in tempo così breve, oggi, ha concluso tragicamente la sua giovane esistenza.

 


 




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