Patti: all’I.I.S. Borghese-Faranda incontro con Daniele Mencarelli, "quando il dolore si trasforma in forza"
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Scritto da Giancarlo D'Amico   
Lunedì 25 Novembre 2019 10:15
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Una vita non vita, annientata dalle dipendenze, buttata in fondo a un cassonetto della spazzatura, senza vergogna, senza dignità, al limite della perdizione. Questa la storia di Daniele Mencarelli, un dandy - così potremmo definirlo nella sua prima vita - un ribelle, uno che oggi, se non avesse avuto la forza, il coraggio di “voler ricordare”, non sarebbe qui a raccontarci la storia di un giovane uomo che ha toccato il fondo ma che all’improvviso, dalla perdizione in cui era caduto, è riuscito a rinascere, mettendo nero su bianco il suo inno alla gioia, alla vita, all’amore, denudandosi per gli altri ma soprattutto per coloro che vivono la sua stessa disperazione. La rinascita di Daniele scaturisce dall’istinto di quel sentimento che si chiama amore, amore per la madre, amore verso quelle giovani vite segnate da un destino già delineato, amore per gli amici e per la famiglia. Amore per Dio che lo ha salvato dall’autodistruzione. Brevi squarci di vita per descrivere e introdurre un poeta, uno scrittore ma soprattutto un uomo.

Questo il senso profondo dell’incontro che si è tenuto sabato 23 Novembre presso l’Aula Magna dell’I.I.S. Borghese-Faranda di Patti e al quale hanno partecipato le classi terze dell’Istituto. Dopo i saluti e i ringraziamenti della Dirigente Prof.ssa Francesca Buta, che ringraziando l’autore ha insistito sul valore della sua testimonianza - un monito e al tempo stesso una speranza per tutti i giovani -, la parola è passata alla Dott.ssa Francesca Candio del Centro di solidarietà Massimiliano Kolbe che ha evidenziato l’importanza formativa dell’iniziativa.

L’incontro è stato gestito interamente dagli alunni del Borghese Faranda che hanno intervistato l’autore e hanno letto passi significativi del suo romanzo autobiografico dal titolo “La casa degli sguardi”.

Mencarelli, dialogando con i ragazzi, ha saputo toccare le giuste corde con la sensibilità di chi ha vissuto il disagio in prima persona e non da semplice spettatore. Per questo le sue parole sono state colte come semi, su cui riflettere, interrogarsi, certi che prima o poi daranno i loro frutti, e come ancore alle quali aggrapparsi per dare un senso alla vita.




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