Operazione “Malaffare”: sequestro di beni per oltre 1,2 milioni di euro
PDF Stampa
Scritto da Massimo Natoli   
Giovedì 01 Ottobre 2020 12:58
Visite articolo: 551 volte
Si chiama “Malaffare” l’operazione portata a termine dai finanzieri del comando provinciale di Messina; riguarda il settore delle indebite percezioni dei finanziamenti pubblici, europei e regionali.

L’attività d’indagine, coordinata dalla procura della repubblica di Barcellona, si è conclusa con la segnalazione all’autorità giudiziaria di otto persone, ritenute responsabili, a vario titolo, di truffa aggravata finalizzata al conseguimento di erogazioni pubbliche, autoriciclaggio ed emissione di fatture per operazioni inesistenti. Da qui il tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto ha disposto un sequestro di beni e denaro per un valore di oltre 1,2 milioni di euro. In particolare, la complessa frode scoperta ha riguardato i fondi destinati all’ammodernamento di un capannone aziendale nell’area dei Nebrodi, precisamente nel territorio di Montalbano Elicona, rispetto al quale, indebitamente, gli organizzatori della truffa hanno richiesto ed ottenuto importanti risorse finanziarie pubbliche.

Più nel dettaglio, gli investigatori economico-finanziari della Tenenza di Patti, dopo aver passato al setaccio tutta la documentazione acquisita, sono riusciti a dimostrare come le fatture presentate all’Ispettorato dell’Agricoltura di Messina ed all’Agea risultassero, in realtà, emesse da fornitori compiacenti, per importi “gonfiati”, ovvero per costi in realtà mai sostenuti o sostenuti solo in parte. Sul punto, le Fiamme Gialle pattesi, all’esito di un articolato percorso ricostruttivo, hanno individuato anche una società cosiddetta “cartiera”, con sede legale in Albania, del tutto priva di personale dipendente e di struttura operativa.

Anche in questo caso è emerso il significativo contributo promosso da alcuni professionisti locali; in particolare, si acquisiva alle indagini come il promotore della truffa si fosse avvalso, secondo ipotesi investigativa, del consapevole contributo di un ingegnere e di un geometra i quali, nella loro qualità di direttore dei lavori, compilavano, in modo artificioso, i rendiconti finanziari ed economici presentati all’Ispettorato dell’Agricoltura di Messina, utilizzando “fatture gonfiate”, al fine di giustificare la richiesta di finanziamento presentata, ovvero precostituire false prove documentali in ipotesi di successivi controlli. Per questo il gip del tribunale di Barcellona ha emesso nei confronti del titolare dell’azienda zootecnica, un decreto di sequestro preventivo, nella forma per equivalente, finalizzato alla confisca di somme di denaro e beni immobili fino a concorrenza dell’importo indebitamente percepito, pari a 1,2 milioni di euro.

Parimenti, nel medesimo ambito, la Regione Sicilia ha bloccato l’erogazione dell’ultima tranche del contributo pari a 40 mila euro. L’odierna operazione, che si inserisce nelle più ampie direttive operative emanate dall’autorità di vertice della Guardia di Finanza per il controllo della spesa pubblica, rientra tra le attività istituzionali tipiche di polizia economico-finanziaria, a contrasto delle truffe e degli sprechi di denaro pubblico, col duplice obiettivo di consentire, da un lato, un utilizzo trasparente ed efficiente dei finanziamenti nazionali e comunitari, arginando efficacemente la diffusione dell’illegalità, e dall’altro di salvaguardare gli imprenditori ed i cittadini onesti.

 




 114 visitatori online
Articoli più visti