Oggi la giornata nazionale di Dante Alighieri; "una lezione di vita per tutti", lo sostiene il Presidente Mattarella
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Scritto da Redazione   
Giovedì 25 Marzo 2021 09:32
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Oggi è il Dantedì, la giornata nazionale dedicata al Sommo Poeta Dante Alighieri (1265-1321). La ricorrenza è stata istituita dal Consiglio dei ministri, su proposta del ministro della Cultura, Dario Franceschini, nel 2020. La scelta del giorno non è casuale: il 25 marzo è la data che che glistudiosi riconoscono come inizio del viaggio nell’aldilà della Divina Commedia, ricordiamo in tutta Italia e nel mondo il genio di Dante con tante iniziative organizzate dalle scuole, dagli studenti e dalle istituzioni culturali. L'edizione del 2021 è quella più significativa perché avviene del settecentesimo anniversario della morte del Sommo Poeta.

“La coerenza di Dante sia un esempio per noi”. Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, celebra i 700 anni dalla morte del poeta in un’intervista al Corriere della Sera, premettendo che “non mi ha mai convinto il tentativo di attualizzare personaggi ed epoche storiche diverse” quindi “eviterei analogie tra l’Italia di Dante, uomo del Medioevo, e l’Italia di oggi”. Tuttavia “va sottolineata la sua capacità di trascendere il suo tempo e di fornire indicazioni e insegnamenti validi per sempre” a prescindere “dalle specifiche situazioni di epoche differenti”.

Da Dante, dunque, secondo il presidente della Repubblica “ci separano settecento anni, un tempo incommensurabile” tant’è che “alcune delle difficoltà e dei punti critici nel nostro carattere di italiani affondano le radici in tempi a noi molto più vicini: in un’Unità nazionale che si è formata in ritardo rispetto ad altri Stati europei e che ha proceduto inevitabilmente per strappi e accelerazioni progressive e che ha visto la coscienza popolare assimilare l’esperienza unitaria con più lentezza e fatica rispetto al progetto che animava i protagonisti del movimento unitario”.

Pertanto, per Mattarella, l’universalità del poeta fiorentino, e la “sua capacità di trascendere il suo tempo e di fornire indicazioni, messaggi e insegnamenti validi per sempre” e di esser stato “punto di riferimento e di ispirazione per generazioni di italiani a prescindere dalle specifiche situazioni di secoli ed epoche differenti”. Tant’è che “l’universalità e, insieme, la bellezza di Dante” secondo il capo dello Stato vanno “ricercate proprio nella particolare attitudine di penetrare nel profondo nell’animo umano, descrivendone in modo coinvolgente moti, sentimenti, emozioni”. Inoltre “i vizi che Dante descrive la tendenza al peccato, secondo la sua concezione filosofica e religiosa sono gli stessi dall’inizio della storia dell’uomo: avidità, smania di potere, violenza, cupidigia... La Commedia ci attrae, ci affascina, ci interroga ancora oggi perché ci parla di noi”, chiosa Mattarella, che però venendo all’oggi sottolinea: “Non so quanto possiamo paragonare la pandemia all’Inferno dantesco. Certo, alcune scene drammatiche che abbiamo visto e vissuto, come la fila di camion con le bare in partenza da Bergamo, avrebbero bisogno della sua immensa capacità descrittiva. Esulando per un attimo da Dante, ribadisco che in questa emergenza abbiamo tutti riscoperto, al di là di tanti e ingiusti luoghi comuni, il grande patrimonio di virtù civiche solidarietà, altruismo, abnegazione che appartiene da sempre alla nostra gente”.

Sull’insegnamento politico di Dante, che ci può riportare al presente, Mattarella segnala “la sua coerenza”, “il suo senso della giustizia, la sua concezione morale gli impongono di rifiutare” perché “l’interesse personale, la fine del doloroso esilio, non viene barattato con il cedimento delle proprie convinzioni etiche. Non si tratta di moralismo o di superbia e neppure di legittimo orgoglio. Dante è mosso dalla convinzione, altamente morale, che andare contro la propria coscienza renderebbe effimero il risultato eventualmente ottenuto”, conclude il Presidente della Repubblica.




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