|
Parcheggi rosa, il grande bluff: multe salate ma in punta di diritto i ricorsi sono aperti
|
|
|
Scritto da Redazione
|
|
Mercoledì 05 Agosto 2026 11:30
|
|
Visite articolo: 3249 volte
|
La disciplina dei cosiddetti "parcheggi rosa", introdotta dall'art. 188-bis del Codice della strada, rappresenta uno degli esempi più evidenti delle difficoltà del legislatore italiano nel completare l'attuazione delle proprie riforme. A fronte di una normativa primaria che riconosce la possibilità di riservare aree di sosta alle donne in gravidanza e ai genitori con figli di età inferiore ai due anni, manca ancora un compiuto coordinamento con il Regolamento di esecuzione del Codice della strada. Tale lacuna ha indotto numerosi Comuni ad adottare autonomamente regolamenti, ordinanze e procedure per il rilascio dei cosiddetti "permessi rosa", dando luogo a un quadro applicativo disomogeneo sul territorio nazionale. Ne deriva un dibattito giuridico tuttora aperto circa l'estensione delle competenze comunali, la validità dei contrassegni rilasciati dai singoli enti e la legittimità delle sanzioni elevate in assenza di una disciplina regolamentare nazionale completa. Il decreto-legge 10 settembre 2021, n. 121, convertito dalla legge 9 novembre 2021, n. 156, ha introdotto nel Codice della strada il nuovo art. 188-bis, dedicato alla sosta dei veicoli al servizio delle donne in stato di gravidanza e dei genitori con bambini di età non superiore ai due anni. La novella legislativa ha previsto la possibilità di rilasciare specifiche autorizzazioni, comunemente definite "permessi rosa", attribuendo ai Comuni di residenza la competenza al rilascio e introducendo le relative sanzioni per l'utilizzo abusivo dei contrassegni o per la sosta non autorizzata negli stalli riservati. Tuttavia, la stessa disposizione rinvia espressamente alle modalità stabilite dal Regolamento di esecuzione del Codice della strada, cui è demandata la disciplina tecnica della materia, compresa la definizione della relativa segnaletica. Proprio questo rinvio costituisce il principale elemento di criticità dell'intera disciplina. A distanza di anni dall'introduzione dell'art. 188-bis, il Regolamento di esecuzione del Codice della strada (D.P.R. 495/1992) non risulta ancora integralmente coordinato con la nuova disciplina. Nel 2022 il Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili è intervenuto con un decreto volto a disciplinare alcuni aspetti tecnici della segnaletica e a finanziare la realizzazione degli stalli, ma non è stato istituito un contrassegno nazionale unico analogo al contrassegno unificato per le persone con disabilità. La conseguenza è che ogni Comune ha predisposto proprie modalità di rilascio dei permessi e propri criteri applicativi, determinando una significativa frammentazione amministrativa. Per superare l'assenza di una disciplina uniforme, molti enti locali hanno adottato regolamenti, delibere o ordinanze di viabilità disciplinando autonomamente gli stalli rosa e il rilascio dei relativi contrassegni. Su tale prassi si è sviluppato un vivace dibattito dottrinale. Secondo un primo orientamento, il rinvio contenuto nell'art. 188-bis al Regolamento di esecuzione impedirebbe ai Comuni di disciplinare autonomamente la materia, trattandosi di aspetti riservati alla normativa statale. Un diverso orientamento, seguito da numerose amministrazioni comunali, ritiene invece che gli enti proprietari delle strade possano istituire gli stalli mediante ordinanze di regolazione della circolazione, valorizzando il principio secondo cui la segnaletica regolarmente installata deve essere rispettata dagli utenti della strada. In assenza di un intervento chiarificatore del legislatore o della giurisprudenza di legittimità, la questione rimane aperta. La disciplina dei parcheggi rosa nasce con finalità socialmente condivisibili e costituisce un importante strumento di tutela della maternità e della genitorialità. Tuttavia, la mancata definizione di un sistema nazionale pienamente uniforme ha determinato una fase transitoria che si protrae ormai da diversi anni, costringendo i Comuni a colmare autonomamente le lacune applicative e alimentando un contenzioso destinato a permanere. L'istituzione di un contrassegno nazionale unico e il definitivo coordinamento del Regolamento di esecuzione del Codice della strada rappresentano gli interventi necessari per assicurare certezza del diritto, uniformità applicativa e tutela effettiva dei cittadini, evitando che una misura di evidente utilità sociale continui ad essere accompagnata da dubbi interpretativi e disomogeneità territoriali.
Giacomo Campisi
|
|