La Santa Chiesa di Patti si appresta a vivere un momento di grazia particolare: due accoliti del nostro Seminario, Carmelo Marinaro (della parrocchia Santa Lucia di Mistretta) e Giuseppe Orlando (della parrocchia Sacro Cuore di Gesù in Patti), riceveranno il primo grado dell’ordine sacro, quello del diaconato, per l’imposizione delle mani del Padre Vescovo Guglielmo Giombanco nella Basilica Santuario della Madonna di Tindari martedì 30 Giugno alle ore 18. Chiamati dal Signore Gesù per l’amore misericordioso del Padre, Carmelo e Giuseppe saranno costituiti ministri qualificati della carità e del servizio. Il ministero diaconale, infatti, sottolinea il valore del servizio, che è espresso dalla carità, come tipica funzione ecclesiale. Come diacono, perciò, essi saranno segno sacramentale e permanente di quella vocazione al servizio per cui si continua nel popolo di Dio la missione e l’atteggiamento di Cristo che è venuto per servire e non per essere servito. A Carmelo e Giuseppe l’affettuoso augurio di far sperimentare, a tutti quelli che incontreranno, la presenza di Dio che si fa servo per amore, facendo della loro vita obbediente, casta, sobria e gioiosa, una sconcertante profezia al mondo annunziando che ciò che conta è Amare, donare, abbandonarsi nelle braccia del Padre (nella foto, da sinistra: Carmelo Marinaro, il Vescovo Guglielmo e Giuseppe Orlando)
Di seguito pubblichiamo l'esperienza di Carmelo Marinaro e Giuseppe Orlando inserita nel giornale «In Cammino» da sabato scorso in edicola.
«Ti ho chiamato per nome, tu mi appartieni»
In prossimità dell’Ordinazione diaconale, ripensando al mio cammino vocazionale, sento di poter dire che esso non è stato segnato da improvvise svolte esistenziali o da eventi particolari. Si è configurato piuttosto come un percorso graduale, in cui la presenza del Signore si è dischiusa nelle pieghe ordinarie dell’esistenza. Se dovessi individuare un primo momento in cui il Signore ha iniziato a farsi presente nella mia vita, penserei al giorno della mia Prima Comunione. Ero ancora piccolo per comprenderne pienamente il significato, ma oggi riconosco in quell’incontro con Gesù Eucaristia il primo germoglio di una chiamata destinata a maturare nel tempo. Fin da bambino ho partecipato con assiduità alla Messa domenicale e ho avvertito dentro di me un’attrazione verso una Bellezza che non riuscivo a comprendere bene, ma che percepivo come vera e decisiva per la mia vita. Con il Sacramento della Confermazione, questa intuizione ha assunto contorni più chiari, trasformandosi nella ricerca di una fede più consapevole, chiamata a diventare risposta personale e libera. La
Comunità parrocchiale è stata il grembo in cui essa è cresciuta e si è consolidata. Ricordo con gioia il servizio come catechista, gli incontri di formazione, la lectio divina settimanale e, soprattutto, le ore passate in adorazione davanti a Gesù Eucaristia. È lì che ho imparato ad ascoltare il Signore e a discernere la sua voce. Sebbene durante l’adolescenza non siano mancati interrogativi e prospettive differenti per il futuro, il desiderio del sacerdozio non mi ha mai del tutto abbandonato. Dopo la maturità classica mi sono iscritto alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Palermo. Un anno significativo durante il quale, seppur in modo diverso, ho continuato il mio cammino di fede. Ed è proprio in questo periodo che la domanda vocazionale ha assunto contorni più esigenti, aprendo uno spazio di discernimento più serio e radicale: la possibilità di donare me stesso per la realizzazione di quel progetto d’amore al quale avvertivo che Dio mi chiamava. Con l’ingresso in Seminario ho potuto approfondire e verificare l’autenticità di quella chiamata. Ho percepito che il Signore vuole servirsi anche di me come strumento per far giungere ad ogni persona da Lui amata la sua bontà e la sua tenerezza paterna. Dopo sette anni di discernimento e formazione mi preparo a pronunciare l’«eccomi» definitivo che mi fa entrare in una condizione di appartenenza piena a Dio per il servizio nella Chiesa. Già più volte durante l’itinerario formativo, come pure nella quotidianità della vita, ho detto il mio «eccomi» al Signore; tuttavia, quello che sarò chiamato a pronunciare in modo solenne durante il rito di Ordinazione assume una valenza unica. Porta con sé qualcosa di nuovo e irrevocabile, trasformandosi in quel «sì, lo voglio» degli impegni che liberamente e per sempre sono chiamato ad assumere e che segneranno la mia vita. L’esperienza di questi ultimi anni trascorsi a Roma mi ha permesso di confrontarmi con l’universalità della Chiesa e di ampliare i miei orizzonti ecclesiali e culturali. Il servizio pastorale vissuto nelle parrocchie romane si è rivelato occasione preziosa di crescita umana e spirituale: un concreto laboratorio di incontro con l’umano nella sua varietà di situazioni, fragilità e attese. Nell’incontro con i giovani, con le famiglie, con i malati e con quanti vivono situazioni di marginalità, ho compreso ancora più profondamente quanto la prossimità sia costitutiva dell’annuncio del Vangelo. Dietro ogni volto ho letto una domanda, una ricerca, una fame di senso: la fame di quel Dio che si serve di uomini per essere annunciato, per manifestare la sua misericordia e donare la speranza che nasce dal suo perdono. Oggi, alla vigilia dell’Ordinazione diaconale, vivo questo passo definitivo con sentimenti di gratitudine e gioia, stupore e trepidazione. La settimana di esercizi spirituali vissuta nei giorni scorsi mi ha permesso di far memoria di tutto il cammino finora compiuto e di rileggere la mia storia alla luce della fedeltà di Dio. Guardando agli anni trascorsi, riconosco quanto Dio mi abbia custodito e sia stato fedele con me, conducendomi progressivamente alla scoperta del suo disegno d’amore per me e per la sua Chiesa. La Parola che mi ha accompagnato e sintetizza questo percorso è tratta dal profeta Isaia (43,1): «Non temere, perché io ti ho riscattato, ti ho chiamato per nome: tu mi appartieni». In essa riconosco l’esperienza fondante della mia storia vocazionale: quella di essere figlio amato, perdonato e prezioso agli occhi di Dio. Questa consapevolezza costituisce il fondamento del desiderio di consacrarmi al Signore nel ministero sacerdotale. Condivido questi miei pensieri e sentimenti con voi, cari lettori di «In Cammino», chiedendovi di accompagnare con la preghiera noi ordinandi diaconi, perché il nostro ministero sia fecondo a servizio della Chiesa. Carmelo Marinaro
«Servire il Signore nella gioia»
Carissimi e affezionati lettori di «In Cammino» , desidero raggiungervi attraverso questo articolo, per raccontarvi meglio di questo mio cammino vocazionale e della grande grazia che avrò il 30 giugno con l’ordinazione diaconale nel rinnovare il mio «Eccomi» alla volontà del Signore. Innanzitutto, sono grato al Signore per la tanta, anzi tantissima grazia che ho sperimentato in questo ultimo anno e in particolare dal 19 luglio dell'anno scorso quando, nella Chiesa Madre di Castell’Umberto insieme a Tommaso Amantea e Samuel Parrino, sono stato istituito nel ministero di lettore; il 24 gennaio, nella mia parrocchia di origine del Sacro Cuore di Gesù a Patti, il vescovo Guglielmo mi ha conferito l’accolitato in occasione della visita pastorale e infine, la grande grazie dell’ordinazione diaconale che riceverò, insieme al mio carissimo amico e compagno di cammino Carmelo, nel Santuario della Madonna del Tindari. Il Signore opera nella vita di ciascuno di noi in modo particolare e fin da piccolo ha voluto chiamarmi alla sua sequela, al servizio della Santa Madre Chiesa e soprattutto degli ultimi: tante le esperienze fatte in questi quasi otto anni di discernimento in seminario dove, ai momenti belli e sereni, si sono accostati momenti più difficili ma che con la grazia di Dio, non solo ho superato ma sono stati per me come l’aratro che lavora il campo ovvero le difficoltà mi hanno fatto crescere e mi hanno permesso di scoprire qualità e doni che neanche pensavo di avere. E si, ho imparato a lasciarmi lavorare dalla grazia di Dio che si è manifestata, in primis, nella mia famiglia ma anche nell’essere stato vicino a tanti sacerdoti della mia diocesi con l’esperienza pastorale del fine settimana, nell’esperienza che ho vissuto all’Eremo delle carceri ad Assisi, diversi anni fa, condividendo con i frati minori la vita comunitaria e, soprattutto, apprezzando l’essenzialità della cella dove in quei giorni risiedevo e nella settimana di esercizi spirituali ignaziani vissuta due anni fa, al centro Giovanni Paolo II a Loreto, insieme ad Alessio e Samuel. Tanta grazia ho sperimentato nuovamente, durante la mia permanenza a Trieste dal 20 Ottobre 2024 al 18 giugno 2025, nel servizio quotidiano che svolgevo presso la Caritas diocesana dove, più che a guardare al numero dei bisognosi da sistemare ed accogliere in struttura, ho imparato ad amare quel fratello o quella sorella che non mi sono scelto ma che, nella sua grande misericordia, Dio ha messo sul mio cammino e posso dire chiaramente che ho vissuto questo periodo in modo molto intenso e bello arrivando a soprannominarlo «una grazia dentro la grazia» , oltre all’anno giubilare che era in corso, ma per tanta bellezza che ho vissuto e condiviso. E che dire ancora? Dio sa operare veramente bene, ciò che fa lo fa con amore di Padre: in questi anni non ho mai dubitato della mia scelta di vita, nonostante le tante difficoltà sperimentate, proprio perché ho affidato tutto al buon Dio proprio, come ci ricorda il Beato Giovanni Paolo I, ovvero “Signore, prendimi come sono, con i miei difetti e le mie mancanze, ma fammi diventare come tu mi desideri”. Ho imparato ad affidarmi e a fidarmi di Dio. C’è un detto che recita così “Non si finisce mai di imparare” ed è proprio così: io ho imparato tanto ma perché prima mi sono lasciato amare da Dio, un amore che tutto e tutti rinnova, e perché mi sono lasciato illuminare dal suo Santo Spirito. Ma ancora non ho finito... Non posso non spendere altre due parole per due comunità fondamentali nel cammino della mia crescita personale e vocazionale: la mia comunità parrocchiale di origine del Sacro Cuore di Gesù in Patti dove, grazie al servizio di ministrante svolto per tanti anni, con padre Salvatore Longo prima e con padre Giuseppe Di Martino dopo, ho imparato ad amare Gesù in tutto ciò che facevo, anche nel servizio più piccolo ed umile ma, soprattutto, ammiravo il momento della celebrazione quando i sacerdoti innalzavano il Corpo e il Sangue di Gesù; lì con Gesù ho incrociato il mio sguardo per sempre, tutto di Dio o nulla mi ripeto ancora oggi! E infine, ma non per ultima, la comunità parrocchiale di Acquedolci insieme al suo parroco padre Enzo Smriglio: tante volte ho sentito dire alla gente “Questa persona o questo evento per me è stato significativo ed importante, ha lasciato un ricordo indelebile”; io dico che per me tutto ciò è sintetizzato nel nome della comunità acquedolcese dove mi trovo da fine settembre dello scorso anno! La grazia Dio, per me in questo ultimo periodo, si è manifestato e reso visibile nel volto sereno ed accogliente di questa comunità che, oltre a sopportarmi, mi supporta con tanta attenzione e gioia: qui, non lo dico per vantarmi, mi sono nuovamente riscoperto e qui, come raccontavo nella mia testimonianza vocazionale a Dicembre scorso, ho trovato la conferma della mia vocazione! Ci sarebbero tante altre cose da dire ma non mi dilungo più di tanto per non annoiare nessuno. Un’ultima cosa raccomando però alla vostra attenzione: la preghiera per le vocazioni al ministero ordinato. Pregate il Signore perché mandi nuovi operai nella vigna della sua Chiesa e, non solo perché ne mandi tanti, soprattutto perché li mandi santi. Alla Beata Vergine Maria di Loreto, dove dal 1 al 5 giugno ho fatto gli esercizi spirituali in preparazione all’ordinazione diaconale, mi affido e consacro il mio futuro ministero. Grazie! Giuseppe Orlando