Oggi la Giornata in memoria delle vittime del terrorismo e delle stragi nel ricordo di Aldo Moro e Peppino Impastato
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Scritto da Giancarlo D'Amico   
Mercoledì 09 Maggio 2018 10:34
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Oggi, 9 Maggio, è la Giornata della memoria delle vittime del terrorismo e delle stragi. La scelta di ricordare con appuntamento fisso tutti coloro che sono morti tragicamente a causa di vili ed esecrabili attacchi persecutori ai danni dello Stato, risale al 2007, per volere del Parlamento Italiano che, per l’occasione, ha scelto una data simbolica e profondamente significativa: il 9 maggio 1978, infatti, veniva trovato il corpo dell’onorevole Aldo Moro, rapito e ucciso dalle Brigate Rosse, mentre a Cinisi, in Sicilia, veniva assassinato il giornalista e speaker radiofonico Peppino Impastato, in  prima linea con le sue denunce contro Cosa Nostra. Sono passati 40 anni da quando nello stesso giorno, il 9 maggio 1978, sono stati trovati morti Aldo Moro e Peppino Impastato. Il primo ucciso dai terroristi che volevano abbattere lo Stato e l’altro dalla mafia che si presentava come Stato alternativo. Due vite diverse, due facce di un Paese in grande subbuglio, due tragedie che si sono intrecciate nello stesso giorno e che hanno lasciato una segno indelebile nella coscienza di tutti gli italiani. Oggi non possiamo non ricordare questi due omicidi e le altre persone che sono morte per combattere la mafia. Alcuni nomi restano nelle nostre memorie, altri meno perché non hanno avuto gli "onori" delle cronache; nel caso di Peppino Impastato ai tempi fece certamente più rumore l'omicidio di Aldo Moro. Ricordiamo tutti la morte di Falcone e Borsellino, eppure molti di noi non ricordano i nomi degli uomini delle loro scorte che hanno servito lo stato sacrificando anche loro le proprie vite. Tutte queste persone hanno desiderato un mondo migliore per noi ed è doveroso da parte nostra ricordarle e onorane la memoria mettendo in atto la cultura delle legalità. Affermava il giudice Paolo Borsellino, assassinato dalla mafia il 19 luglio 1992: «La lotta alla mafia dev'essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell'indifferenza, della contiguità e quindi della complicità».

 




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